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1 (1760) (1760)
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254
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DELL'ENEIDE254Ei di Forbante marinaro espertoPresa la forma, come noto, appressoIn su la poppa gli si pose, e disse:Tu vedi Palinuro, il mar ne portaCon le ſteſſe onde, e'l vento ugual ne ſpira.Temp'è, che posi omai: china la testa:E fura gli occhj a la fatica un poco,Poſcia ch'io ſon qui teco, e per te veglio.Cui Palinuro, gia gravato il ciglio,Così rispose: ah tu non credi adunque,Ch'io conosca del mar le perfid' onde,E'l falso aspetto? A tale infido mostro,Ch'io fidi il mio signore, e i legni suoi?Ch'al fallace ſereno, a i venti inſtabiliPresti fede io, che son da lor delusoGia tante volte? E cio dicendo; aveaLe man ferme al timon, gli occhj a le stelle.Il Sonno allora di letèo liquore,E di stigio veleno un ramo aspersoSovra gli scosse, e l'una tempia, e l'altraGli ſpruzzò, che gli occhj ancor rubelliGli strinse, gli gravò, gli chiuse al fine.A pena avean le prime goccie infusa