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1 (1760) (1760)
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252DELL'ENEIDEQuando piu d'atterrar avea desioQuelle mura odiose, e disleali,Che pur de le mie mani eran fattura.Or ti conforta, chè ver lui son'ioQual fui mai sempre; e come agogni, il portoAttingerà sicuramente: e'l lagoVedrà d'Averno. E de' suoi tutti un soloGli mancherà: sol un convien che peraPer condur gli altri suoi lieti, e securi.Poichè di Citerea la mente quetaEbbe de l'onde il padre; i suoi cavalliGiunti insieme, e frenati; a lente briglieSovra de l'alto suo ceruleo carroAbbandonossi, e lievemente scorsePer lo mar tutto. S'adeguaron l'onde:Si dileguar le nubi: ovunque apparveTutto sgombrossi, del suo corso al suono,Ch'avea di torbo il ciel, di gonfio il mare.Cingean Nettuno allor da la man destraTorme di pistri, e di balene immani,Di Glauco il vecchio coro, e d'Ino il figlio,E i veloci tritoni, e tutto insiemeLo stuol di Forco. Da sinistra intorno