212 DELL'ENEIDEPalpitando movea disio d'onore,E timor di vergogna. Avea la trombaSquillato a pena, ch'in un tempo i remiSi tuffar tutti, e tutti i legni insiemeSi spiccar da le mosse. I gridi al cieloN'andar de' marinari: il mar di schiumaS'aperse intorno, e'n quattro solchi egualiFu con molto stridor da' rostri aperto,E da remi stracciato. Impeto pariNon fer nel circo mai bighe, o quadrigheDa le carceri uscendo, allor ch'a sciolte,Ed ondeggianti redine gli aurighiA i volanti deſtrier sferzan le terga.Le grida, il plauso, il fremito, e le vociIn favore or di questi, ed or di quelliTra i curvi liti avvolte, e da le selve,E da' colli ripreſe, e ripercoſſe,Facean l'aria intonar fino a le stelle.Nel primo uscire il primo avanti a tuttiSi vide Gìa mentre la gente freme;E dopo lui Cloanto, che de remiMigliore, assai per la gravezza indietroRimanca del suo legno. Indi del pari,O di poco infra loro avean contesa
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