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1 (1760) (1760)
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90DELL'ENEIDENe la voce frenò, ne frenò l'ira,Anzi eſclamando: o ſcellerato (diſſe)O temerario! Abbiati in odio il cielo,Se nel cielo è pictate: o se i celestiAn di ciò cura. Di là su ti caggiaLa vendetta, che merta opra sì ria.Empio ch'anzi a' miei numi, anzi al coſpettoMio proprio fai governo, e scempio taleD'un tal mio figlio: di sì fera vistaLe mie luci contamini, e funesti.Cotal meco non fu, benche nemicoAchille, a cui tu menti esser figliuolo.Quando a lui ricorrendo, umanamenteM'accolse, e riverì le mie preghiere,Gradì la fede mia, d'Ettor mio figlioMi rendè'l corpo esangue, e me securoNel mio regno ripose. In questa accesoIl debil vecchio alzò l'asta, e lanciolla,Sì, che senza colpir languida, e stancaFerì lo scudo, e lo percosse a pena;Che dal ſonante acciaro incontinenteRisoſpinta, e sbattuta a terra cadde.A cui Pirro soggiunse. Or va tu dunqueMessaggiero a mio padre, e da te stesso