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LIBRO SECONDO.Non rifiutai ne d'arme, ne di foco,Ne di qual fosse incontro, ne di quantiNe facessero i greci. E se'l fato eraCh'io dovessi cader; caduto fora;Tal ne feci opra. Ne spiccammo al fineDa quel mortale assalto. Ifito, e PeliaNe venner meco. Ifito afflitto, e graveGia d'anni: e Pelia indebolito, e tardoD'un colpo, che di mano ebbe d'Ulisse.Quinci divelti, al gran palagio andammoDa le grida chiamati: ivi era un fremito,Un tumulto, un combatter così fiero;Come guerra non fosse in altro loco,E quivi sol si combattesse, e quiviOgnun moriſſe, e neſſun'altro altrove.Tal v'era Marte indomito, e de' greciTanto concorso. Avean la porta cintaDi schiere, di testuggini, e di travi,E d'ambi i lati a la parete in altoAppoggiate le scale, onde salitiE ſpinti un dopo l'altro, con gli ſcudiSi ricoprian di sopra, e con le destreRampicando ſalian di grado, in grado.A rincontro i trojani, altri di sopra,F ij