DELL'ENEIDE64Vita, e venia gli diamo: e di sua boccaComanda il Re, che si disferri, e sciolga.Poi dolcemente in tal guisa gli parla:Qual tu ti sia, de' tuoi perduti greciTi dimentica omai. Chè per innanziSarai de' nostri. Or mi rispondi il veroDi quel ch'io ti domando. A che fine hannoQui sì grande edifizio i greci eretto?Per consiglio di cui, con qual avvisoL'an fabricato? È voto, è magia, è machina?Che trama è questa? Avea'l Re detto appena;Quand'ei d'inganni, e d'arte greca instrutto,Le gia disciolte mani al cielo alzando;Disse. Voi fochi eterni, e inviolabili,Voi fa$ce, ond'io portai le tempie avvinte;Voi sacri altari, e voi cultri nefandiCui fuggendo anco adoro; a quel ch'io dicoPer testimonj invoco, A me lece oraCh'io mi diſciolga, e mi diſacri in tuttoDa l'obbligo de' greci. E mi lece ancoChe non gli ami, e che gli odi, e che divolghiQuel che da lor ſi cela: gia ch'aſtrettoPiu non son de la patria a legge alcuna.Tu, se vero io ti dico, e se gran mertoDI
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