510VITEChe statura, e fisonomia avesse, io che veder non hopotuto, ancorchè cercato, in verun luogo il ritratto, nèda alcuno avere per tradizione, giacchè niun di quel tempovive, alcuna notizia, non posso dirlo. Quali scolari abbialasciati, eccetto il Borromini, neppur me riuscito sapere,dacchè il Baglioni, che al suo solito in compendio ne hascritta la vita, e perciò più diffusa ho creduto d'un tant'uo-mo doverla scriver io, non ne fa netampoco menzione. Soch'era di buon naturale, e di piacevol tratto, di punto, edi parola, onorato, e dabbene, più amico, e parziale peròdegli stucchi, tra' quali s'allevò, che delle pitture; e per-ciò più quelli, che queste negli ornati suoi frapponeva. Vi-de dieci sedi vacanti, trattò confidentemente quasi con tuttique' pontefici, ed a tutti quasi alzò superbi, e maestosi ca-tafalchi; e si rendè maraviglioso non solo in questi, ma intutte l'altre opere per la soda, regolata, e bella varietàde' disegni.D'ONORIO LUNGHI.SSENDO ordinariamente il maggior pregioche vantino i bravi artefici quello della bra-vura de' loro antenati comprofessori niunconto fan di coloro, che lo ripongono, onella nobiltà de' natali per la lunga, e chiara discendenza de' Maggiori, o nelle ric-chezze credono, che deggia spiccare, e risplendere la lorgloria. Imperocchè chi fa stima della professione, che eser-cita, e che al pari di qualunque esperto, ed eccellente ar-tiere la sa esercitare, vil crede appetto a lei ogni più illustreonore. Ed io ho inteso dir francamente ad alcuni de' piùdelicati, e gelosi, che non cangerebbero i loro strumen-ti colle porpore, e co' tesori. Onde Annibale allorchè ar-restato di notte dalla Corte fu condotto in prigione, eche
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