486VITEChiamollo per mezzo del prefato marchese Sacchettia malta il granmaestro, e gli esibi, se avesse voluto andar-vi eziandio la croce, che per grazia distribuisce alle voltea' valentuomini, ed a' virtuosi. Ma egli che non avea vo-glia, e che non istimava di vantaggio a' suoi interessi l'an-darvi, non si lasciò punto muovere da tale onore, e fran-camente lo ricusò, siccome altri ricusati ne aveva primaEra modestissimo, ed affatto staccato dalla boria, dal fasto,e dal fumo, ed alla modestia aggiugneva una somma divo-zione. Aveva perciò fatta una piccola Pietà di marmo, cheteneva sovra d'un tavolino in camera, ed a questa facevacontinue orazioni inginocchione. Trovò più volte a ven-derla; e tuttocchè gli fossero stati offerti dugento scudi nonvolle mai darla. E' di fatto così naturalmente, e maestre-volmente lavorata, che muove a chi la vede la divozione;ed io che ultimamente la rividi in casa gli eredi, e che fis-samente la considerai ne rimasi piucchè prima ammirato.Faceva oltracciò parecchie limosine; e più assai erano le se-grete, che le pubbliche; e qualora s'avveniva in alcun po-vero lo compassionava estremamente, e s'inteneriva. Lasciòun capitale d'otto in dieci mila scudi compresivi i tre mila,e trecento ritratti dell'anzidetta Cleopatra agli eredi, chefurono quattordici nipoti nati da quattro fratelli carnali,che tutti presero moglie, ed ebber figli; ed egli benchèdue ne prendesse non ne ebbe mai. Morì l'una che si chia-mava Petronilla Petrelli in Roma sua patria tredici anni pri-ma di lui; e statone otto in vedovanza sposò Dorotea Ber-nabei parimente Romana, che alcuni mesi dopo sua mortepassò alle seconde nozze con Marcantonio Cruschelli curialedi Siena. Il maggior de' fratelli si nominava Francesco, edera architetto, il secondo Gianantonio, che faceva lo scul-tore, il terzo Agostino, che s'esercitava negli intagli dipietre, ed il quarto Annibale che vive, ed attende alla pit-tura; giacchè gli altri tre, e Girolama loro sorella morironoinnan-
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