DE PITTORI.399con verità si poteva ch'era sua, nè alcuno contrastato l'avreb-be. E molto più lasciar si dovrebbero imperfette quelle chesono fatte alla prima; perchè quantunque vi manchino quelletinte, quelle svelacchiature, e que' tratti maestri, che dannoloro la morbidezza, il rilievo, e l'espressiva, vi si vede però ildisegno, l'insieme, e l'invenzione. Con maggior moderamen-to, e più circospezione si dovrebbe dunque in sì fatti casi cam-minare dal commettente non meno, che dal commesso, e cosìnon si farebbero tanti torti, e tanti aggravj quanti alla gior-nata se ne fanno alle fatiche, ed alla memoria de' mortiprofessori.DI ANDREA PROCACCINI.ERTO che se in alcun tempo moderno giun-se mai la pittura alla speranza di rimettersinell'antico splendore fu nel nostro, in cuivisse, e fiorì il celebre Carlo Maratti col-la fiorita sua scuola: E certo che se ellatrasse mai gli occhi all'ammirazione non sirimase di trarveli anche allora. Imperocchè furon tanti, etali i discepoli che ve n'uscirono, siccome nel primo volumedi queste nostre vite dicemmo, ed in questo detto abbiamo,che se morte invidiosa non gli avesse tolti intempestivamen-te dal mondo eravamo per veder non morto mai lui, e forserisorti i Raffaelli, i Correggi, ed i Tiziani con quellegrand'anime, che colla scorta de' Caracci li seguitaro-no. Ma dacchè per nostra sciagura è ciò seguito non man-chiamo almeno di perpetuarne la rimembranza, e di farvivere immortalmente l'opere loro per lor gloria. Ed es-sendo qualche settimana che sto d'intorno a quelle che fecein Roma il nostro Andrea, e che ho avute le notizie dell'altre fatte da lui in Ispagna mancar non voglio, giacchè de-gnamente annoverar si può tra i migliori di essi di rammemo-rarle.
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