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Cento favole morali de i più illustri antichi, & moderni autori greci, & latini ...
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214Col rostro adunco, e co i feroci artigliDe la possanza sua rara & inuitta?Cedi, misero, cedi à un'altro il pesoDi tanto grado, che di te più fortePossa più degnamente in sorte hauerlo,Con sicurezza di noi tutti insieme,E de la uita, e del tuo proprio honore.Non ſeppe à tai parole uſar riſpostaIl Pauone, e restò tutto confuso:E gli altri a far si dier nouella elettaD'altra perſona di più nobil merto.Cosi far si deuria da quei, che dannoAltrui la cura de l'human gouerno,La ſalute de' popoli, e de' regniSol commettendo in man di quei, che sannoE poßon con ualor regger altrui,E sostener di tanta impresa il pondo:Lasciando lo splendor de le ricchezz& tutte l'altre eſterior grandezze,Che siano in quei, che senza ingegno od arteMal pon regger se steßi, e peggio altrui,Che così al mondo al fin regger si puote,E la beltà, di cui uestita è l'alma,Preceder deue à la beltà del uolto,Che nulla gioua senz'interno merto.Esser dee quel, che regge, e saggio, e forte.