194DELL'AQVILA, E DEL CORVO.AQUILA un giorno da una eccelsa rupeRatto caloſſi da la fame ſpinta.IDi graſſe agnelle in mezo un ampio gregge;E rapito un agnel ne i curui artigliLeuossi, e uia portollo, onde si tolse.Il che uedendo il Coruo non lontanoDe l'atto generoso emulo uenne.Quinci eſſo ancor per far proua maggioreCon strepito & stridor ratto ſi calaSopra un groſſo monton; nel folto ueloDi cui poſcia il meſchin l'ugne intricando,L'ugne mal atte à così gran rapina,Per prender altri alfin preso trouossiPerche il Pastor ueduto lui su'l dorsoDe l'animal in uan batter le pennePer liberarne gl'intricati piedi,V'accorre; il prende, e i troppo audaci uanniTrattogli à sua maggior uergogna e dannoA i fanciulletti ſuoi per giuoco diede.Tal che restando spennacchiato il Coruo,E in parte fuor de la sembianza prima,Se domandato era qual foſſe augelloSempre rendeua altrui ſimil riſpoſta.Jo prima inquanto al grande animo mioAquila fui: ma hor chiaro comprendo,Ch'io son e à l'opre, e à quel, ch'io nacqui, un Coruo-Questo
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Cento favole morali de i più illustri antichi, & moderni autori greci, & latini ...
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