185DEL CORVO, ET LA VOLPE.ERMOSSE il Coruo sopra un'alta quercia;Et un pezzo di cascio hauea nel rostro.Onde l'astuta Volpe, che'l uedea,Cominciò ſeco ragionar teßendoA quello in cotal modo un dolce inganno.O che bell'animal uegg'io la suso.Che uago augello di diuerse piume,Di mille uarij, e bei colori adorno.Dio ti mantenga ò generoso uccello;Che, pur che'l canto sol non ti mancasse,Degno ſareſti à mio giudicio certoD'esser tu sol l'augel del sommo Gioue.Allhor quel sciocco, che sentiua qualiEran le lodi, che colei gli daua,Entrato in speme di quel uano honore;Che gli auguraua il suo finto sermone,Per mostrarle c'hauea e uoce e canto,Incominciò gracchiar con rauco stridoSì, che dal rostro il cibo in terra cadde.Cosi scorgendo la sagace VolpeEsser del suo disegno alfin uenuta,Gli prese il pasto, e quel mangiato, disse.Coruo, fratel, tu certo adorno ſeiD'ogni alta dote, che d'onor sia degna,Sol de l'ingegno in ogni parte manchi.Colui, che in tua presenza aßai ti loda,A tua
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Cento favole morali de i più illustri antichi, & moderni autori greci, & latini ...
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