130DELL'ASINO, E DEL LVPO.ASINO vn dì passando in certo locoFermò ſopra d'un chiodo à caſo il piede,Onde restò trafitto amaramenteDa quel, che dentro tutto entrato gli era.E cercando rimedio à l'aspra dogliaIl Lupo à lui per medico s'offerse;E di certa mercè restò d'accordoSeco, ſe di quel male ei lo ſanaua.E tanto fè col duro e acuto dente;Che gli lo traße, e di martir lo sciolse.Ond'ei chiedendo il pattuito dono;L'Asino, che pagar già nol poteua,Lo pregò caramente à rimirarliMeglio per non sò che, che l'affligea,Nella ferita anchor restata aperta:Che grato poi del premio gli ſarebbe.Il che facendo il medico mal atto,Ei leuando le groppe in un momentoD'ambidue i piè nel fronte e nelle spalleCosì gagliardamente lo percoſſe,Che'l laſciò quaſi morto in mezo'l campo;E fuggì rattò al consueto albergo.Ma dopo lungo spatio riuenutoIl Lupo al fin nel suo primiero senso,A ſe medeſmo tai parole moſſe.M'è certòà gran ragion questo auenuto:
Ch'es-