156—.— —DELLE MOSCHE NEL MELE.VN gran uaso di mel, ch'à un pellegrineSi ruppe, era una uia sparsa nel mezoCon largo giro: ond'una copia grandeDi mosche in quello da la gola tratteDolcemente paſcean l'amato humore.Ma quando fur ben satie e di mel pieneVolendosi da quello alzar à uoloParte da la grauezza del pasciutoVentre, parte dal mel tenace fattoDal Sole ardente de l'estiuo giornoRitenute di là mouer il piedeMai non potero, e faticarſi indarno.E mentre stauan dibattendo l'aliDiuersi augei, che quelle hanno per ciboDi questo accorti tosto si calaro,E le diuorar tutte in poco d'hora.Dinota questo, che colui, che tuttoSi dona al senso de la gola in predaSenza tener in questo ordine o modo,Che suol ragion dotar a chi prudenteNutrir si uuol di delicati cibiPer sua salute, ma si astien dal troppo,Che nuocer suole, onde tal uitio nasce;Souente casca in misera fortuna,E de la Morte ancor tal volta in mano.Spesso la gola altrui guida a mal fine.
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Cento favole morali de i più illustri antichi, & moderni autori greci, & latini ...
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