DI PALLADE, ET DI GIQVE.IA' fù che ogn'un de gl'immortali DeiA ſuo piacer un'arbore ſi eleſſeD'hauer per propria insegna in sua tutela.Così Gioue la Quercia altera prese;Venere il Mirto; il Pino il Dio del mare;Apollo il Lauro; & la sublime PioppaIn gloria ceße del famoso Alcide.Questo ueduto allhor Pallade ſaggiaRestò sospesa di stupore alquanto,Che tale elettion fosse cadutaSoura di piante infruttuose e vane,Poi che ciascun sapea, che immensa copiaDi fruttifere pur ne hauea la Terra,Da farne ageuolmente vtile eletta:Et domandando al sommo padre GioueModestamente la cagion di questo,Alfine ebbe da lui cotal risposta.La cagion, figlia, che ciascun ne indusseA far elettion d'inutil pianta,Fù certo un ragioneuole rispetto,Chabbiam che'l mondo non pensasse mai,Che per l'utilità uil di quel fruttoIl proprio honore alcun di noi uendeſſe,Onde il nome diuin restasse infame.Vdito ciò la generoſa DeaPer dar del suo saper degna rispostaK4
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