146DELLA MOSCA.IA dentro un'olla, che di carne pienaEra d'aleſſo nel tepido humoreBolliua al foco, nell'humor feruenteEntrò la Mosca da la gola trattaDel grasso cibo, che nuotar uedea:Del qual dapoi, c'hebbe ſatiato à pienoL'ingorda brama, e'l temerario ardire,Venne si gonfia del mangiato pasto,E di quella beuanda à lei ſoaue;Che non potea leuarsene, e cadendoAnzi piu in mezo del liquor profondo,De la uicina morte in mano andaua;Onde uedendo non poter fuggireL'odiato fin de la penoſa uita,Cominciò confortarsi in cotal guisa.Tanto ho beuuto qui, tanto ho mangiato,Et tanto bene homai lauata i sono,Ch'à ragion debbo uolontieri e in paceSostener di mia uita un simil fine.Cosi dee tolerar l'uomo prudenteQuel, che non può per modo alcun fuggire;E quel, che uuol necessità, ſeguire,Per non parer altrui di bassa mente.Quel, chè schiuar non puoi, sopporta in pace.
Druckschrift
Cento favole morali de i più illustri antichi, & moderni autori greci, & latini ...
Seite
146
Einzelbild herunterladen
verfügbare Breiten