140DELLE FORMICHE, ET LA CICALA.ENTRE che al Sol nella più algente brumaGiuan molte formiche in lunga schieraPortando ad asciugar l'humido granoFuor de la buca, oue l'hauean riposto;La misera Cicala, che di fameGià si moriua, con preghiere humiliCominciò loro à supplicar soccorso.Il che sentendo una di lor piu anticaD'anni, e di lunga esperienza dottaLe domandò quel, che l'està passataElla facesse: e rispondendo quella,Che col batter de l'ali, e'l mouer tuonoDentro à le cartilagini ſonantiDe l'aureo ventre vn'harmonia ſoaueFormar soleua per comun ristoroDe gli affannati, e stanchi pellegrini,Che ſotto il fiero ardor dal Sole eſtiuoFacean passaggio per gli aperti campi.Allhor colei, che tal risposta intese,Con accorto parlar disse ridendo.Dunque, ſe allhor coſi cantar ſoleuiSenza pensar che far deuesti il Verno,Hor ballerai per far piu bello il giuoco:Il che tanto puoi far piu ageuolmente,Quanto hai di cibo il uentre hora men carco.Giouani, voi che de' vostri anni il fioreDietro
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Cento favole morali de i più illustri antichi, & moderni autori greci, & latini ...
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