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Cento favole morali de i più illustri antichi, & moderni autori greci, & latini ...
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117D'VN VECCHIO, ET LA MORTE.N Vecchio contadino ito à far legnaNel boſco aßai da ſua stanza lontanoTornaua à dietro d'un gran faſcio carco:E stanco homai dal troppo graue peso,Da la lunga fática, e dal camino,Ma molto piu da i molti giorni & anni,Che gli premean di doppia soma il fianco,Al mezo de la via su la campagnaLa sarcina lasciò cadersi a terraPer riposar l'affaticate membraSotto l'ardor del caldo estiuo Sole.E riuolgendo con la mente spessoL'aspra calamità, che ogn'hor l'affliße,Con la memoria de i passati guaiCresceua il duol del suo presente affanno.E come quel, ch'à tedio hauea la uita,Piangendo e sospirando ad alta vocePiu d'una uolta richiamò la Morte.Tal ch'ella alfin dal suo parlar commoßaCon faccia horrenda, e minaccioso aspettoIn habito lugubre inanzi à luiCon ricercar ciò, ch'ei uolea, comparſe.L improuiſo apparir del moſtro horrendoEmpì'l uecchio meschin di tal paura,Che tosto allhor allhor cangiò pensiero.Et non sapendo qual risposta darle,H3

Disse: