110DEL CERVO, ET SVO FIGLIVOLO.L Cerbiato chiedeua un giorno al padreDa qual cagione proceder poteſſe,Ch'ogni volta, ch'à guerra il can lo sfida.Egli ſi facilmente in fuga uoltoDi lui solo al latrar desse le spalle,Essendo egli di corpo e di ualoreMaggior del cane, e con la fronte armataDi dure corna à contrastar poßentiCon qual si uoglia più forte animale.E'l Ceruo in ſe confuſo ſoſpirandoBreuemente così rispose al figlio.Jo ben m accorgo hauer armi e ualoreFiglio da contrastar co'l cane, e forseCon piu d'un'altra piu feroce belua:Ma non ti sò già dir perch'io nol faccia.Questo ben ti dirò: Che solo al suonoDe la sua voce, anchor che da lontanoMolto da me talhora udita sia,Tosto mi sento non sò che timore,Che mi fa forza contra ogni ragioneA fuggir presto dal latrar maligno,Che tremar mi fa tutto il cor nel petto.Così l'uom nato per natura uileQuantunque armato sia poco è sicuro;Che, ſe ben fuße chiuſo entro ad un muro,Però cangiar non può l'antico stile.A l'huom, ch'è di cor vil, forza non gioua.
Druckschrift
Cento favole morali de i più illustri antichi, & moderni autori greci, & latini ...
Seite
110
Einzelbild herunterladen
verfügbare Breiten