108DI DVE RANE VICINE DI ALBERGO.IVEAN due rane ambo uicine insieme;Ma l'una fuor di uia dentro uno stagno;L'altra à mezo una strada in certo loto.Or sendo giunta la stagione estiua,Ch'ardendo ſecca d'ogni humor la terra,Quella che nel uicir stagno albergaua,Inuitò l'altra con benigno affettoA laſciar quel ſi periglioſo albergoEsposto à gli occhi d'ogni passaggiero,Et abondante d'ogni altro diſagio,Per albergar con lei dentro à l'humore,Ch'ella eterno godea lieta e ſicura.E quella rispondendo eßer contentaPatir piu tosto ogni crudel diſagio,Che mai laſciar quel loco, in cui già nataGran tempo si uiueua tranquillamente,Reſe alfin uano il ſuo corteſe inuito.Ma non ſi toſto tal rispoſta fece,Ch'allhora ſouragiunta à l'improuiſoDa un carro tratto da due gran corſieri,Che paſſauan correndo à ſciolta briglia,Sotto una ruota miserabilmenteResto schiacciata, e di sua uita al fine.Cosi interuiene à chi nel uitio uiue,Che speſso pria, che fuor ne traggia il piede,De l'infelice uita al fin si uede;Perche l'huom non sà quel, che Dio prescriue.Pria che morte ti colga, esci del vitio.
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Cento favole morali de i più illustri antichi, & moderni autori greci, & latini ...
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