DELL'ANGVILLA, E'L SERPENTE.ANGUILLA vn giorno domandò al Serpente,Con cui speßo in amor giacer soleuaDentro à l'humor d'un paludoso stagno;Da qual cagione deriuar poteße,Ch'egli da tutti gli huomini fuggito,Ella à ſtudio cercata era da ogn'uno,Ambi due ſendo d'una ſteſſa forma:E mille sue compagne prese e morteHauea veduto, ond'egli sempre in paceViueua felice auenturosa uita,Come ella ogn'hor uiueua in pena e in dogliaCon continuo timor d'acerba morte.Allhor rispose il Serpe: Auienti questoSorella mia, perche tu fuggi e cedi,Ne forza mostri, onde far possi offesaA qualunque à tua uita inſidia pone.Ond'io chi cerca di turbar mia paceCosì combatto, o me gli mostro fiero,Che raro auien, ch'egli da me ſi partaSenza paura, e manifesto segnoDel temerario ardir mostrato indarnoPer farmi oltraggio: e con orgoglio crudoNon lascio ingiuria mai senza uendetta.Così l'uomo, ch'è debole e innocente,Ogn'uno rende à fargli oltraggio audace:E'l forte & di mal far si viue in pace;Perche chi gli oſta ei fà triſto e dolente.Chi contender non può spesso ha contesa.
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Cento favole morali de i più illustri antichi, & moderni autori greci, & latini ...
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