38DEL CANE.ASSANDO un'acqua il Cane con un pezDi carne in bocca, che trouò per uia,Vide nell'onda, ch'era posta al rezzoL'ombra maggior di quella, ch'egli hauia:Et disse. Poi ch'est'altro è un piu bel pezzoCerto, & maggiore che non è la mia,Questa uoglio lasciar, e quella prendere,Che mi potrà piu satio e lieto rendere.Così lascia la sua cader nell'onda,E uolendo pigliar l'altra maggiore,Vede, che mentre questa si profonda,Sparisce quella nel turbato humore:E pargli che la sua quell'altra ascondaSott'acqua sì, che non può trarla fuore:S'accorge al fin, che la vana sembianzaDe la sua l'hauea posto in tal speranza.Et dolendosi poi tra ſe dicea:Quanto era meglio, oime, godermi in paceQuel picciol ben, ch'io già di certo hauea,C'hauer d'un ben maggior voglia rapace.Queſto è finto, ch'io vero eſſer credea,Mosso da openion sciocca & fallace.Cos io reſterò eßempio à gli altri auari,Ch'ogn'un del proprio à contentarsi impari.Chi vuol l'incerto vien del certo à nulla.
Druckschrift
Cento favole morali de i più illustri antichi, & moderni autori greci, & latini ...
Seite
38
Einzelbild herunterladen
verfügbare Breiten