Per far de la sua prole alta uendettaSopra di quelli immantinente corse;E inanzi a gli occhi de l'altera madreDeuorò ingorda i pargoletti figli.Così fra noi mortali auenir suole,Che chi de l'amicizia i sacri pattiPer non degna cagion profano rompe,Quantunque de gli offesi amici al tuttoPoßa ſchiuarſi da l'ultrice mano,Non è però che col girar de gli anniSchiuar possa di Dio la giusta spada.Et colui, ch'una uolta, o piu da taleRiceue à torto in alcun modo offesaQuando gliè data occasion souenteFà de le hauute ingiurie aſpra uendetta.Però deurebbe inuiolabilmenteOgn'un ſeruar de l'amicitia ueraLe ragion sante, e con l'honesto il dritto:Ne per cagion benche importante aſſai,Che dal giusto si troui esser lontana,Offesa far al suo fedele amico;Non hauendo à piacer l'esser da quello,O da Dio stesso egli medesmo coltoIn qualche occasion tardi ò per tempo.Vindice è Dio del giusto à torto offeso.
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