DELL'AQVILA, ET DELLA VOLPE. 172A QVILA altera, & la sagace VolpeLGià di stretta amicitia unite insieme5D'insieme anco habitar preser partito,Sperando pur che'l conuersar frequenteCrescesse in lor di piu sincero affettoLa carità de l'amicitia noua.Però fermando in un medesmo sitoL'Aquila salse soura un'alta quercia,Que albergar per propria stanza elesse,Tessendo il nido à i suoi futuri figli.Così la Volpe di quel tronco al piedePreparò stanza a suoi fra sterpi e dumi.Ma sendo un giorno uscita a la campagnaDe l'humil tana per cercar d'intornoCosa, onde trarre a i pargoletti suoiNati poteße l'odiosa fame,L Aquila tratta da medesma curaDe l'arbore scendendo al baßo preseDe la compagna misera i figliuoli,Et ne fè pasto à gli Aquilini suoi.Il che ueduto allhor l'afflitta madreRestò del caso rio trista e dolente;Et non potendo farne altra uendetta,Quando per esser animal terrestre,Et senza penne da leuarsi a volo,Non può gir dietro a si ueloce augello;Di cor la maledice, e la bestemmia,Si come fanno i miseri impotenti,.C'han
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Cento favole morali de i più illustri antichi, & moderni autori greci, & latini ...
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