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2 (1760) (1760)
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316
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DELL'ENEIDE316E siccome raccolti, armati, e strettiS' eran gia fermi, in mezzo alto levossiE così disse: udite, e senza indugioFate quel ch'io dirò. Giove è con noi:E perche sì repente io mi risolvaA questa impresa; non però di voiAlcun sia, che men pronto vi si mostri-Oggi, o che Re Latino al nostro imperoConverrà ch'obbedisca, e freno accetti:O che questa città, seme e cagioneDi questa guerra, e questo regno tuttoA foco, a ferro, ed a ruina andranne.A che deggio aspettar? Che non piu TurnoFugga siccome fa la pugna mia?E che vinto una volta, si contentiDi combattere un altra? Il capo, e'l fineCittadin miei di questa guerra è questo.Via col foco a le mura, e con le fiammeNe vendichiam del violato accordo.Avea ciò detto, quando ognuno a garaE tutti insieme inanimati, e strettiDi conio in guisa, qual'intera massaAppressar la città. Vi furon presteLe scale, e 'l foco. Altri assalir le porte,