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2 (1760) (1760)
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313
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LIBRO DUODECIMO. 313Si fugge! Infin d'Arcadia fu costuiQui condotto a morire. E'n su la rivaEra nato di Lerna, ove pescando,Da l'armi, da le corti, e da palagSi tenea lunge. E solo il suo tugurioAvea per reggia, e per signore il padrePovero agricoltor de campi altrui.Come due fochi in due diverse partiD'un ſecco boſco acceſi, ardon ſonandoLe quercie, e i lauri: o due rapidi, e gonfiTorrenti, che nel mar da gli alti montiPrecipitando; se ne va ciascunoIl suo camino aprendo, e ciò che truovaSi caccia avanti, e rumoreggia, e spuma:Così per la campagna, ambi fremendo,Le schiere sgominando; e questi, e quelliAtterrando: ne gìan, da l'una parteEnea, Turno da l'altra. Or sì che d'ira,Or sì che di furor si bolle, e scoppia,E con tutte le forze a ferir vassi;Chè l'esser vinto, e non la morte è morte.E qui Murrano, un che superbo, e gonfio,Del nome, e de l'origine vantandoSe ne gìa, de gli antichi avi, e bisavi