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2 (1760) (1760)
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164
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164 DELL'ENEIDEEra d'un monte: ed egli era non puntoMinor del padre Clitio, e di MenestoSuo famoso fratello. Altri con sassi,Altri con dardi, e chi con le saette,E chi col foco a guardia eran del muro.In mezzo de le ſchiere il vago JuloGran nipote di Dardano, e gran curaDe la bella Ciprigna, il volto, e'l capoIgnudo, risplendea qual chiara gemma,Ch in or legata altrui raggi dal petto,O da la fronte, o qual da dotta manoIn ebeno commeſſo, o in terebintoCandido avorio a gli occhj s'appresenta.Sovra al collo di latte il biondo crineAvea disteso, e d'oro un lento nastroGli facea sotto, e fregio insieme, e nodo.Ismaro, e tu fra sì famosa genteCon l'arco ſaettar ferite, e toſcoFosti veduto, generosa piantaDel meonio paese, ove fecondiSono i campi di biade, e i fiumi d'oro.Memmo v'era ancor'egli, a cui la fugaDianzi di Turno avea gloria acquistata,Ond' era fino al ciel sublime, e chiaro.