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2 (1760) (1760)
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100 DELL'ENEIDEPiene tutte di plauso, di letizia,E di feste, e di giuochi. Ad ogni tempioConcorso di matrone, ad ogni altareVittime, incensi, e fiori. Egli di FeboAnzi al delubro in maestade assisoRiconoscea de' popoli i tributi,E la candida soglia, e le superbeSue porte ne fregiava. Iva la pompaDe le genti da lui domate intantoVaric di gonne, d'idiomi, e d'armi.Qui di nomadi, e d'afri era una schieraIn abito discinta, ivi un drappelloDi lelegi, di cari, e di geloni,Con archi, e strali. Infin da i liti esterniI morini condotti erano al giogo,E gl'indomiti dai. Con meno orgoglioGiva l'Eufrate: ambe le corna fiacchePortava il Reno; disdegnoso il ponteNel dorſo ſi ſcotea l'armenio Araxe.A tal, da tanta madre, avuto donoE d'un tanto maestro, Enea mirando;Benche il velame del futuro occulteGli tenesse le coſe; ardire, e ſpemePrese, e gioja a vederle: e de'nepotiLa gloria, e i fati a gli omeri s'impose.