CANTO VIGESIMO.CXXXVII.In questo mezzo il Capitan d'EgittoA terra vede il suo regal stendardo:E vede a un colpo di Goffredo invittoCadere insieme Rimedon gagliardo:E l'altro popol suo morto e sconfitto;Nè vuol nel duro fin parer codardo.Ma va cercando (e non la cerca invano)Illustre morte da famosa mano.CXXXVIII.Contra il maggior Buglione il destrier punge:Chè nemico veder non sa più degno.E mostra, ov'egli passa ov egli giunge,Di valor disperato ultimo segno.Ma pria ch'arrivi a lui, grida da lunge;Ecco per le tue mani a morir vegno;Ma tenterò, nella caduta estrema,Che la ruina mia ti colga e prema.CXXXIX.Così gli disse; e in un medesmo puntoL'un verso l'altro per ferir si lancia.Rotto lo scudo, e disarmato, e puntoE il manco braccio al Capitan di Francia.L'altro da lui con sì gran colpo è giuntoSovra i confin della sinistra guancia,Che ne stordisce in sulla sella: e mentreRisorger vuol, cade trafitto il ventre.
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