CANTO VIGESIMO.CXXXI.O sempre, e quando parti e quando torniEgualmente crudele, or chi ti guida?Gran maraviglia che 'l morir distorni,E di vita cagion sia l'omicida.Tu di salvarmi cerchi? a quali scorni,A quali pene è riservata Armida?Conosco l'arti del fellone ignote;Ma ben può nulla, chi morir non puote.CXXXII.Certo è scemo il tuo onor, se non s'additaIncatenata al tuo trionfo innantiFemmina or presa a forza, e pria tradita.Quest' è 'l maggior de' titoli, e de vanti.Tempo fu ch'io ti chiesi e pace, e vita:Dolce or saria con morte uscir di pianti;Ma non la chiedo a te; chè non è cosaCh'essendo dono tuo, non mi sia odiosa.CXXXIII.Per me stessa, crudel, spero sottrarmiAlla tua feritade in alcun modo.E se all'incatenata il tosco e l'armiPur mancheranno, e i precipizj, e 'l nodo:Veggio sicure vie, che tu vietarmiIl morir non potresti: e 'l Ciel ne lodo.Cessa omai da' tuoi vezzi. Ah par ch'ei fingaDeh come le speranze egre lusinga!
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