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T. 2 (1771)
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CANTO VIGESIMO.LXXXIII.Il Guascon ritirandosi cedeva;Ma se ne gía disperso il popol Siro.Eran presso all'albergo, ove giacevaIl buon Tancredi, e 1 gridi entro s udiro.Dal letto il fianco infermo egli solleva:Vien sulla vetta, e volge gli occhj in giro.Vede, giacendo il Conte, altri ritrarsi,Altri del tutto già fugati e sparsi.LXXXIV.Virtù ch'a' valorosi unqua non manca,Perchè languisca il corpo fral, non langue;Ma le piagate membra in lui rinfrancaQuasi in vece di spirito e di sangue.Del gravissimo scudo arma ei la manca:E non par grave il peso al braccio esangue.Prende con l'altra man l'ignuda spada(Tanto basta all'uom forte) e più non bada.LXXXV.Ma giù sen viene, e grida: ove fuggite,Lasciando il Signor vostro in preda altrui?Dunque i barbari chiostri, e le meschiteSpiegheran per trofeo l'arme di lui?Or tornando in Guascogna al figlio diteChe morì il padre, onde fuggiste vui.Così lor parla; e'l petto nudo e infermoA mille armati e vigorosi è schermo.

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