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T. 2 (1771)
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CANTO VIGESIMO.LXXVII.Quei che prima ritrova il Turco atroce,Caggiono ai colpi orribili improvisi:E in condur loro a morte è sì veloce,Ch'uom non gli vede uccidere, ma uccisi.Dai primieri ai sezzaj, di voce in voce,Passa il terror, vanno i dolenti avvisi;Tal che'l volgo fedel della Soria,Tumultuando, già quasi fuggia.LXXVIII.Ma con men di terrore e di scompiglioL'ordine e'l loco suo fu ritenutoDal Guascon; benchè, prossimo al periglio,All'improvviso ei sia colto e battuto.Nessun dente giammai, nessun artiglioO di silvestre, o d'animal pennutoInsanguinossi in mandra, o tra gli augelli,Come la spada del Soldan tra quelli.LXXIX.Sembra quasi famelica e vorace:Pasce le membra quasi, e 'l sangue sugge.Seco Aladin, seco lo stuol seguaceGli assediatori suoi percuote e strugge.Ma il buon Raimondo accorre ove disfaceSoliman le sue squadre, e già nol fugge,Sebben la fera destra ei riconosceOnde percosso ebbe mortali angosce.

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