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T. 2 (1771)
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CANTO VIGESIMO.LXV.Ma non fu la percossa invan diretta,Chè al Cavalier sul duro usbergo è giuntaDuro ben troppo a femminil saetta,Chè di pungere in vece ivi si spunta.Egli le volge il fianco: ella neglettaEsser credendo, e d'ira arsa e compunta,Scocca l'arco più volte, e non fa piaga:E mentre ella saetta, Amor lei piaga.LXVI.Sì dunque impenetrabile è costui(Fra se dicea) che forza ostil non cura?Vestirebbe mai forse i membri suiDi quel diaspro, ond'ei l'alma ha sì dura?Colpo d'occhio o di man non puote in lui:Di tai tempre è il rigor che l' assicura!E inerme io vinta sono, e vinta armata:Nemica, amante, egualmente ſprezzata.LXVII.Or qual' arte novella, e qual m'avanzaNova forma in cui possa anco mutarmi?Misera, e nulla aver degg'io speranzaNe' cavalieri miei; chè veder parmi,Anzi pur veggio, alla costui possanzaTutte le forze frali e tutte l'armi.E ben vedea de' suoi campioni estintiAltri giacerne, altri abbattuti e vinti.Viv

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