CANTO VIGESIMO.LIX.Poichè sdegnossi in fuggitivo dorsoLe nobil' ire ir consumando invano;Verso la fanteria voltò il suo corso.Ch'ebbe l'Arabo al fianco, e l'Africano;Or nuda è da quel lato, e chi soccorsoDar le doveva, o giace od è lontano.Vien da traverso, e le pedestri schiereLa gente d'arme impetuosa fere.LX.Ruppe l'aste, e gl' intoppi, e 'l violentoImpeto vinse, e penetrò fra esse:Le sparse, e le atterrò: tempesta o ventoMen tosto abbatte la pieghevol messe.Lastricato col sangue è il pavimentoD'arme e di membra perforate e fesse:E la cavalleria correndo il calcaSenza ritegno, e fera oltre sen valca.LXI.Giunse Rinaldo ove, sul carro aurato,Stavasi Armida in militar sembianti:E nobil guardia avea da ciascun latoDe' baroni seguaci, e degli amanti.Noto a più segni, egli è da lei miratoCon occhj d'ira e di desio tremanti.Ei si tramuta in volto un cotal poco:Ella si fa di gel, divien poi foco.V iij
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