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T. 2 (1771)
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CANTO VIGESIMO.XLI.Non è chi con quel fero omai s'affronte:Nè chi pur lunge d'assalirlo accenne,Sol rivolse Gildippe in lui la fronte,Nè da quel dubbio paragon s'astenne.Nulla Amazone mai sul TermodonteImbracciò scudo, o maneggiò bipenneAudace sì, com'ella audace inversoAl furor va del formidabil Perso.XLII.Ferillo, ove splendea d'oro e di smaltoBarbarico diadema in sull' elmetto:E'l ruppe, e sparse; onde il superbo ed altoSuo capo a forza egli è chinar costretto.Ben di robusta man parve l'assaltoAl Re Pagano, e n'ebbe onta e dispetto:Nè tardò in vendicar le ingiurie sue:Chè l'onta e la vendetta a un tempo fue.XLIII.Quasi in quel punto in fronte egli percosseLa donna di ferita in modo fella;Che d'ogni senso e di vigor la scosse:Cadea; ma'l suo fedel la tenne in sella.Fortuna loro, o sua virtù pur fosse;Tanto bastogli, e non ferì più in ella;Quasi leon magnanimo, che lassiSdegnando uom che si giaccia, e guardi e passi.

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