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T. 2 (1771)
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CANTO DECIMONONO.CXIX.Disse; e colà portato egli fu postoSovra le piume, e'l prese un sonno cheto.Vafrino alla donzella, e non discosto,Ritrova albergo assai chiuso e secreto.Quinci s' invia, dov' è Goffredo: e tostoEntra, chè non gli è fatto alcun divieto:Sebben allor della futura impresaIn bilance i consiglj appende, e pesa.CXX.Del letto, ove la stanca egra personaPosa Raimondo, il Duce è sulla sponda:E d'ogn'intorno nobile coronaDe' più potenti e più saggj il circonda.Or, mentre lo scudiero a lui ragiona,Non v'è chi d'altro chieda, o chi risponda.Signor, dicea, come imponesti andaiTra gl'infedeli, e'l campo lor cercai.CXXI.Ma non aspettar già che di quell'osteL'innumerabil numero ti conti.l'vidi che, al passar, le valli ascosteSotto e teneva e i piani tutti e i monti.Vidi che dove giunga, ove s'accoste,Spoglia la terra, e secca i fiumi e i fonti:Perchè non bastan l'acque alla lor sete:E poco è lor ciò che la Siria miete.

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