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T. 2 (1771)
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CANTO DECIMONONO.XCV.Visitommi egli spesso, e in dolce suono.Consolando il mio duol, meco si dolse;Dicea: l'intera libertà ti dono,E delle spoglie mie spoglia non volse.Oimè, che fu rapina e parve dono:Chè rendendomi a me da me mi tolse.Quel mi rendè ch'è via men caro e degnoMa s'usurpò del core, a forza, il regno.XCVI.Male amor si nasconde. A te soventeDesiosa i' chiedea del mio signore.Veggendo i segni tu d' inferma mente:Erminia, mi dicesti, ardi d' amore.Io te'l negai; ma un mio sospiro ardenteFu più verace testimon del core:E in vece forse della lingua, il guardoManifestava il foco onde tutt' ardo.XCVII.Sfortunato silenzio; avessi io almenoChiesta allor medicina al gran martíre;S'esser poscia dovea lentato il freno,Quando non gioverebbe, al mio desire.Partimini in somma, e le mie piaghe in senoPortai celate, e ne credei morire.Alfin, cercando al viver mio soccorso.Mi sciolse amor d'ogni rispetto il morso.S ij

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