CANTO DECIMONONO.LXXVII.Era tornato ov'è pur anco assisa,Fra' suoi campioni, la nemica amante:Ch'ivi opportun l'investigarne avvisa,Ove traean genti sì varie e tante.Or qui s'accosta a una donzella, in guisaChe par che v' abbia conoscenza innante;Par v abbia d'amistade antica usanza,E ragiona in affabile sembianza.LXXVIII.Egli dicea, quasi per gioco, anch'ioVorrei d'alcuna bella esser campione:E troncar penserei col ferro mioIl capo o di Rinaldo o del Buglione.Chiedila pure a me, se n'hai desio,La testa d'alcun barbaro barone.Così comincia, e pensa appoco appocoA più grave parlar ridurre il gioco.LXXIX.Ma in questo dir sorrise, e fè, ridendo,Un cotal atto suo nativo usato.Una dell' altre allor qui sorgiungendo,L'udi, guardollo, e poi gli venne a lato;Disse: involarti a ciascun altra intendo:Nè ti dorrai d'amor male impiegato.In mio campion t eleggo; ed in disparte,Come a mio cavalier, vuò ragionarte.
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