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CANTO DECIMONONO.LXXI.Risponde l'Indian: la fronte mestaDeh, per Dio, rasserena, e 'l duolo alleggia:Ch'assai tosto avverrà che l'empia testaDi quel Rinaldo a piè tronca ti veggia:O menarolti prigionier con questaUltrice mano, ove prigion tu'l chieggia.Così promisi in voto; or l'altro, ch ode,Motto non fa; ma tra suo cor si rode.LXXII.Volgendo in Tisaferno il dolce sguardo:Tu, che dici, Signor? colei soggiunge.Risponde egli infingendo: io, che son tardo,Seguiterò il valor così da lungeDi questo tuo terribile e gagliardo:E con tai detti amaramente il punge.Ripiglia l'Indo allor: ben è ragione,Che lunge segua, e tema il paragone.LXXIII.Crollando Tisaferno il capo alteroDisse: o foss'io signor del mio talento:Libero avessi in questa spada impero;Chè tosto e' si parria chi sia più lento.Non temo io te, nè i tuoi gran vanti, o fero;Ma il Cielo, e 'l mio nemico amor pavento.Tacque; e sorgeva Adrasto a far disfida;Ma la prevenne, e s'interpose Armida.
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