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T. 2 (1771)
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CANTO DECIMONONO.LXV.Or apparecchia pur l'armi mentite:Chè 'l giorno omai della battaglia è presso.Son, rispose, già preste; e qui finiteQueste parole, e 'l Duce tacque, ed esso.Restò Vafrino, alle gran cose udite,Sospeso e dubbio, e rivolgea in se stessoQual'arti di congiura, e quali sienoLe mentite arme, e nol comprese appieno.LXVI.Indi partissi; e quella notte interaDesto passò, ch'occhio serrar non volse.Ma, quando poi di novo ogni bandieraAll'aure mattutine il campo sciolse,Anch'ei marciò con l'altra gente in schiera:Fermossi anch'egli ov ella albergo tolse:E pur anco tornò di tenda in tendaPer udir cosa, onde il ver meglio intenda.LXVII.Cercando trova in sede alta e pomposaFra cavalieri Armida, e fra donzelle:Che stassi in se romíta, e sospirosaFra se co' suoi pensier par che favelle.Su la candida man la guancia posa,E china a terra le amorose stelle.Non sa se pianga o no: ben può vederleUmidi gli occhj, e gravidi di perle.

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