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T. 2 (1771)
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CANTO DECIMONONO.XXXV.Qual lupo predatore all'aer brunoLe chiuse mandre insidiando aggira,Secco l'avide fauci, e nel digiunoDa nativo odio stimolato e d'ira;Tale egli intorno spia s adito alcuno(Piano od erro che siasi) aprirsi mira.Si ferma alfin nella gran piazza: e d'altoStanno aspettando i miseri l'assalto.XXXVI.In diſparte giacea (qual che ſi foſſeL'uso a cui si serbava) eccelsa trave:Nè così alte mai, nè così grosseSpiega l'antenne sue Ligura nave.Ver la gran porta il Cavalier la mosseCon quella man, cui nessun pondo è grave:E recandosi lei di lancia in modo,Urtò d'incontro impetuoso e sodo.XXXVII.Restar non può marmo o metallo innantiAl duro urtare, al riurtar più forte.Svelse dal sasso 1 cardini sonanti:Ruppe 1 serraglj, ed abbattè le porte.Non l'ariete di far più si vanti;Non la bombarda fulmine di morte.Per la dischiuſa via la gente inonda,Quasi un diluvio, e 'l vincitor seconda.

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