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T. 2 (1771)
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CANTO DECIMOTTAVO.LXXVII.More alcuno, altri cade; egli sublimePoggia, e questi conforta, e quei minaccia.Tanto è già in su, che le merlate cimePuote afferrar con le distese braccia.Gran gente allor vi trae, l'urta, il reprime,Cerca precipitarlo, e pur nol caccia.(Mirabil vista!) a un grande e fermo stuoloResister può, sospeso in aria, un solo.LXXVIII.E resiste, e s'avanza, e si rinforza:E come palma suol, cui pondo aggreva,Suo valor combattuto ha maggior forza,E nella oppression più si solleva.E vince alfin tutti i nemici, e sforzaL'aste e gl' intoppi che d'incontro aveva:E sale il muro, e 'l signoreggia, e 'l rendeSgombro e sicuro a chi diretro ascende.LXXIX.Ed egli stesso all' ultimo germanoDel pio Buglion, ch'è di cadere in forse,Steſa la vincitrice amica mano,Di salirne secondo aita porse.Frattanto erano altrove al CapitanoVarie fortune e perigliose occorse:Ch'ivi non pur fra gli uomini si pugna;Ma le machine insieme anco fan pugna.

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