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T. 2 (1771)
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217
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CANTO DECIMOTTAVO. 217XXIX.Giungi aspettato a dar salute all'egra,D'amoroso pensiero arsa e ferita.Questa selva che dianzi era sì negra,Stanza conforme alla dolente vita;Vedi che tutta al tuo venir s allegra,E in più leggiadre forme è rivestita.Tale era il canto; e poi dal mirto usciaUn dolcissimo suono: e quel s'apria.XXX.Già nell'aprir di un rustico SilenoMaraviglie vedea l'antica etade;Ma quel gran mirto dall'aperto senoImmagini mostrò più belle e rade:Donna mostrò ch'assomigliava appieno,Nel falso aspetto, angelica beltade.Rinaldo guata, e di veder gli è avvisoLe sembianze d'Armida, e'l dolce viso,XXXI.Quella lui mira in un lieta e dolente:Mille affetti in un guardo appajon misti.Poi dice: 10 pur ti veggio: e finalmentePur ritorni a colei da cui fuggisti.A chè ne vieni? a consolar presenteLe mie vedove notti e i giorni tristi?O vieni a mover guerra, a discacciarme;Chè mi celi il bel volto, e mostri l'arme?