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T. 2 (1771)
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213
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CANTO DECIMOTTAVO. 213XVII.Il bel candor della mutata vestaEgli medesmo riguardando ammira.Poscia verso l'antica alta forestaCon sicura baldanza i passi gira.Era là giunto ove i men forti arrestaSolo il terror che di sua vista spira.Pur nè spiacente a lui, nè paurosoIl bosco par, ma lietamente ombroso.XVIII.Passa più oltre, ed ode un suono intantoChe dolcissimamente si diffonde.Vi sente d'un ruscello il roco pianto,E'l sospirar dell'aura infra le fronde:E di musico cigno il flebil canto,E l'usignuol che plora, e gli risponde:Organi, e cetre, e voci umane in rime.Tanti e sì fatti suoni un suono esprime!XIX.Il Cavalier (pur come agli altri avviene)N' attendeva un gran tuon d'alto spavento.E v'ode poi di Ninfe, e di Sirene,D'aure, d'acque, e d'augei dolce concento.Onde, maravigliando, il piè ritiene,E poi sen va tutto sospeso e lento:E fra via non ritrova altro divietoChe quel d'un fiume trasparente e cheto.O iij