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T. 2 (1771)
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211
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CANTO DECIMOTTAVO.211XI.Così il consiglia; e 'l Cavalier s'appresta,Desiando e sperando, all'alta impresa.Passa pensoso il dì, pensosa e mestaLa notte: e pria che in Ciel sia l'alba accesa,Le belle arme si cinge, e sopravvestaNova, ed estrania di color s'ha presa:E tutto solo, e tacito, e pedoneLascia i compagni, e lascia il padiglione.XII.Era nella stagion che anco non cedeLibero ogni confin la notte al giorno;Ma l'Oriente rosseggiar si vedeEd anco è il Ciel d'alcuna stella adorno;Quando ei drizzò ver l'Oliveto il piede,Con gli occhj alzati contemplando intornoQuinci notturne e quindi mattutineBellezze incorruttibili e divine.XIII.Fra se stesso pensava: o quante belleLuci il tempio celeste in se raguna!Ha il suo gran carro il dì: l'aurate stelleSpiega la notte, e l'argentata Luna;Ma non è chi vagheggi o questa o quelle:E miriam noi torbida luce e bruna,Ch'un girar d'occhj, un balenar di risoScopre in breve confin il fragil viso.Oi