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T. 2 (1771)
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190 LA GERUSALEMMEL.Io sterperogli il core: io darò in pastoLe membra lacerate agli avoltoj.Così parlava l'Indiano Adrasto:Nè soffrì Tisaferno i vanti suoi.E chi sei, disse, tu che sì gran fastoMostri, presente il Re, presenti noi?Forse è qui tal ch'ogni tuo vanto audaceSupererà co' fatti, e pur si tace.LI.Rispose l'Indo fero: io mi sono unoCh'appo l'opre il parlare ho scarso e scemo.Ma s' altrove che qui così importunoParlavi tu, parlavi il detto estremo.Seguíto avrian; ma raffrenò ciascuno,Distendendo la destra, il Re supremo.Disse ad Armida poi: Donna gentile,Ben hai tu cor magnanimo e virile;LII.E ben sei degna, a cui suoi sdegni ed ireL'uno e l'altro di lor conceda e done:Perchè tu poscia a voglia tua le gireContra quel forte predator fellone.Là fian meglio impiegate; e'l loro ardireLà può chiaro mostrarsi in paragone.Tacque ciò detto; e quegli offerta novaFecero a lei di vendicarla a prova.