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CANTO DECIMOSESTO.XLVII.Sia questa pur tra le mie frodi: e vagliaSì di tante mie colpe in te il difetto,Che tu quinci ti parta, e non ti cagliaDi questo albergo tuo già sì diletto.Vattene: passa il mar: pugna, travaglia:Struggi la fede nostra; anch'io t'affretto.Chè dico nostra? ah non più mia; fedeleSono a te solo, idolo mio crudele.XLVIII.Solo ch'io segua te mi si conceda:Picciola fra' nemici anco richiesta;Non lascia indietro il predator la preda:Va il trionfante, il prigionier non resta.Me fra l'altre tue spoglie il campo veda,Ed all'altre tue lodi aggiunga questa;Che la tua schernitrice abbia schernito,Mostrando me sprezzata ancella a dito.XLIX.Sprezzata ancella, a chi fo più conservaDi questa chioma, or ch'a te fatta è vile?Raccorcierolla: al titolo di servaVuò portamento accompagnar servile.Te seguirò, quando l'ardor più fervaDella battaglia, entro la turba ostíle.Animo ho bene, ho ben vigor che basteA condurti i cavalli, a portar l'aste.Lij
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