CANTO DECIMOSESTO.XXIX.Tal si fece il Garzon, quando repenteDell'arme il lampo gli occhj suoi percosse.Quel sì guerrier, quel sì feroce ardenteSuo spirto a quel fulgor tutto si scosse:Benchè tra gli agj morbidi languente,E tra i piaceri ebbro e sopito ei fosse.Intanto Ubaldo oltra ne viene, e'l tersoAdamantino scudo ha in lui converso.XXX.Egli al lucido scudo il guardo gira;Onde si specchia in lui qual siasi, e quanto,Con delicato culto adorno, spiraTutto odori e lascivie il crine e 'l manto:E'l ferro, il ferro aver non ch'altro, miraDal troppo lusso effeminato a canto.Guernito è sì che inutile ornamentoSembra, non militar fero instrumento.XXXI.Qual' uom da cupo e grave sonno oppressoDopo vaneggiar lungo in se riviene;Tal ei tornò nel rimirar se stesso:Ma se stesso mirar già non sostiene.Giù cade il guardo: e timido e dimessoGuardando, a terra la vergogna il tiene.Si chiuderebbe e sotto il mare e dentroIl foco, per celarsi, e giù nel centro.
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