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T. 2 (1771)
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143
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CANTO DECIMOQUINTO. 143LIX.Mosser le natatrici ignude e belleDe' duo guerrieri alquanto i duri petti;Sicchè fermarsi a riguardarle: ed elleSeguian pure i lor giochi, e i lor diletti.Una intanto drizzossi, e le mammelleE tutto ciò che più la vista allettiMostrò, dal seno insuso, aperto al Cielo:E'l lago all'altre membra era un bel velo.LX.Qual mattutina stella esce dall' ondeRugiadosa e stillante: o come fuoreSpuntò nascendo già dalle fecondeSpume dell'Ocean la Dea d'Amore;Tale apparve costei: tal le sue biondeChiome stillavan cristallino umore.Poi girò gli occhj, e pur allor s infinseQue' duo vedere, e in se tutta si strinse.LXI.E'l crin, che in cima al capo avea raccoltoIn un sol nodo, immantinente sciolse,Che, lunghissimo in giù cadendo e folto,D'un aureo manto i molli avorj involse.O che vago spettacolo è lor tolto!Ma non men vago fu chi loro il tolse.Così dall'acque e da capelli ascosaA lor si volse lieta e vergognosa.