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T. 2 (1771)
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135
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CANTO DECIMOQUINTO. 135XXXV.Ecco altre isole insieme, altre pendíciScopriano alfin men certe ed elevate.Ed eran queste l'isole felici;Così le nominò la prisca etate,A cui tanto stimava i Cieli amici,Che credea volontarie, e non arateQuì partorir le terre, e in più graditiFrutti, non culte, germogliar le viti.XXXVI.Quì non fallaci mai fiorir gli olivi,E'l mel dicea stillar dall'elci cave:E scender giù da lor montagne i riviCon acque dolci, e mormorio soave:E zefiri e rugiade i raggj estiviTemprarvi sì, che nullo ardor v'è grave:E qui gli Elisj campi, e le famoseStanze delle beate anime pose.XXXVII.A queste or vien la donna, ed, omai seteDal fin del corso, lor dicea, non lunge.L'isole di Fortuna ora vedete,Di cui gran fama a voi, ma incerta, giunge.Ben son elle feconde, e vaghe e liete;Ma pur molto di falso al ver s'aggiunge.Così parlando, assai presso si feceA quella che la prima è delle diece.I iv